Bimbi-divisa.jpgLettera aperta ai sostenitori di progetti di solidarietà internazionale

In questi ultimi due anni in Kenya si sta consumando quello che, per coloro che hanno avuto esperienza in questo Paese, si aspettava da tempo: la polveriera è esplosa e l’odio sta vincendo, mentre la situazione economica versa in condizioni drammatiche
Iniziamo col dichiarare il fallimento dell’umanitarismo, cioè di quell’idea di beneficenza e carità che, da sempre, contraddistingue l’opera dei volontari nel cosiddetto “Terzo Mondo”. La beneficenza, l’atto di versare denaro per aiutare un’associazione piuttosto che un’altra, secondo noi, non solo ha grandissimi limiti ma, per assurdo, può essere controproducente in relazione alla crescita di quel tale Paese.
L’atto di donare è, in se, un buon atto, se fatto con intelligenza e senso critico, altrimenti è un gesto vuoto, fatto più per se stessi che per gli altri. Vogliamo dire che è tempo, ormai non rinviabile, di aprire gli occhi e il cuore, ed accorgersi che c’è più bisogno di umanesimo che di umanitarismo, c’è bisogno, cioè, di meno carità e più sguardo critico verso un modello sociale che l’Africa, che è il più ricco dei continenti, deve ingoiare, subire e morire, tra mille stenti, mille umiliazioni, mille genocidi nascosti o palesi che siano.
Allora a questo punto è necessario farsi alcune domande, cari sostenitori: “Perché un bambino africano ha bisogno di essere adottato?”, “Perché, io bianco, posso andare in Africa quando voglio, e un Africano non può fare lo stesso verso l’Europa?”, “Perché, ripetiamo, l’Africa che è il più ricco dei continenti, vive nelle condizioni in cui sappiamo?”. Per troppi anni la più gettonata delle risposte è stata:”Perché l’Africa è povera!”. Questo era il massimo del pensiero comune. Oggi diciamo no, non è così, e vi diciamo che dietro quel disastro c’è lo sfruttamento dei potenti nei confronti dei deboli (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e Multinazionali), ed il fatto più sconcertante è che, tutti noi, chi più chi meno, siamo responsabili di questo. Da una parte sosteniamo un bambino a distanza, e dall’altra continuiamo a rimpinzarci da Mc Donald, a dare la cioccolata della Nestlè ai nostri figli, a bere litri di Coca Cola e ad avere il conto corrente in una banca armata.
E no, carissimi tutti, così non va, anzi così si va esattamente dove stiamo andando, cioè, in bocca ad una crisi inimmaginabile, che non solo sta toccando il portafoglio di tutti, ma i sentimenti, le relazioni umane, i credi ideologici e quelli religiosi. Sta vincendo la violenza, in un disinteresse generale che fa soffrire, nel vedere la sofferenza, la solitudine, la mancanza di futuro del genere umano. Bisogna aprire gli occhi ed accettare che, il modello sociale che stiamo adottando ed abbiamo difeso, è fallito. E’ necessario accettare questo, e mettere tutto in discussione, a favore di un nuovo modello sociale non violento, basato su vere e pari opportunità per tutti, senza sfruttamento e col massimo della disponibilità ad aiutare, questa volta veramente, chi è in svantaggio, affinché, questi, abbia dignità di persona sopra ogni altra cosa.
Questa lettera è anche riferita a tutte le associazioni che continuano, incredibilmente, a dare del “Continente Nero”, un’immagine pietista, incapace di reagire, un’immagine umiliante di quei popoli che sono, di fatto, la culla della civiltà. Vi chiediamo, pertanto di spiegare, le ragioni di quella povertà. Forse farete qualche adozione in meno, ma certamente getterete nuove e solide basi per un’Africa nuova.
Dal nostro punto di vista, l’Africa non ha bisogno solo dei nostri soldi, ma della nostra volontà di lavorare insieme per creare, in ogni dove, una nuova forza morale e non violenta, basata sulla riconciliazione,che faccia, di quel continente, un continente autonomo, dignitoso e pieno di futuro.
Vi chiediamo di riflettere, di prendere in considerazione che il momento è critico per tutti, ed esiste un’urgenza tale che spinge a fare in fretta per costruirla, in tutto il mondo, questa nuova, grande forza morale non violenta, in cui l’essere umano non sia lo strumento per sostenere questo sistema sociale inumano, ma creatore di nuove cose, nuovi modi di pensare, tutti protesi alla centralità della persona, unica ed indiscutibile.

Quattordici anni di storia

I volontari di Freedom Forever sono attivi in Kenya dal maggio del 2000, data in cui, decisero di avviare le attività di appoggio umano dopo una ricerca ed uno studio sui possibili paesi in cui impegnarsi. Il Kenya fu scelto soprattutto per la grandissima differenza tra ricchi (una esigua minoranza) e poveri (la maggioranza), che scatena la tipica contraddizione delle megalopoli terzomondiste in cui grattacieli si oppongono a milioni di baraccopoli. Una situazione che provoca una povertà che va al di là del suo stesso concetto e porta a conoscere realtà di inimmaginabile degradazione fisica e morale. I primi passi furono di presa atto di un territorio sociale difficilissimo da comprendere e molto violento in cui, il denaro, sembra essere l’unica cosa per cui vale la pena vivere e, purtroppo, anche morire. Era maggio dell’anno 2000

Le ragioni di un progetto

Quando abbiamo visto e conosciuto le condizioni dei bambini in età pre scolare dei villaggi keniani, abbiamo capito che, quei piccoli occhi, ci sarebbero rimasti nel cuore per sempre ed un’enorme volontà di fare qualcosa per loro ci è sorta da dentro con naturalezza e spaventosa forza.

L’azione di Freedom Forever in Kenya non è basata sulla carità o sull’assistenzialismo, bensì sulla collaborazione tra umanisti italiani e umanisti keniani per un unico grande progetto: ridare la dignità a chi l’ha persa, mediante un grande lavoro, totalmente volontario, di progettazione e messa in opera di progetti che vanno al di là del significato in se, perché aiutano alla collaborazione, al superamento dei pregiudizi e all’auto organizzazione delle comunità.

I progetti in questo momento

Otto scuole materne, una elementare, con venticinque progetti paralleli per sostenere queste strutture di base, organizzati dai membri del posto, appartenenti all’Associazione Umanista kenyana “Humanist Empowerment Programmes”, della quale Freedom Forever è unica parter di cooperazione, grazie alla rete internazionale del Movimento Umanista. Per supportare tutto questo è possibile partecipare ad un programma di sostegno a distanza.

La costruzione della scuola materna di Mbale

Sorge nel villaggio di Mbale, appartenente al distretto di Vihiga, nelle vicinanze della città di Kisumu, uno dei grandi centri del Kenya occidentale, bagnato dal lago Vittoria. Un’opera conseguita con l’aiuto e la collaborazione reciproca di Freedom Forever onlus e Humanist Empowerment Programmes, ed una cordata italiana di sostenitori. In questo modo, un territorio in cui erano presenti soltanto costruzioni di fango, ora, esiste una struttura in cemento che ospita più di 250 bambini della scuola materna.

Il sostegno a distanza, E’ un sostegno continuativo che offre ad un bambino la possibilità di andare a scuola, di curarsi e di vivere una vita degna, rimanendo nel suo paese e con la sua famiglia. E’ molto più di un semplice aiuto economico, poiché stabilisce un vincolo di solidarietà, di comprensione e di affetto reciproco tra popolazioni diverse. E’ un segno concreto dell’unione dei popoli di cui oggi si vede chiaramente la necessità. I paesi coinvolti nel progetto sono villaggi e città rurali, sparse nelle varie provincie del centro ed ovest del Kenya. Qui, la rete di volontari locali si preoccupa che i bambini, una volta adottati, frequentino la scuola ed abbiamo cure, cibo, vestiti. Ti invitiamo quindi a partecipare a questa rete di solidarietà internazionale, non soltanto adottando un bambino, ma aiutandoci nell’ampliamento di questo progetto, proponendo l’adozione a distanza ai tuoi amici e facendoti carico di seguire un gruppi di adottanti.

Abbiamo scelto il sostegno collettivo di una classe intera di una delle otto scuole gestite direttamente dai volontari Kenyani, come soluzione di condivisione per le necessità collettive di tutti i bambini. I membri di Freedom Forever e  Humanist Empowerment Programmes”, si impegneranno a fornire reciprocamente materiali, e del sostegno a distanza e dei sostenitori ad ogni trimestre scolastico (tenendo presente i tempi tecnici di realizzazione).

Modalità tecniche del sostegno a distanza. Il contributo è di 310 euro annuali, pagabili annualmente (in un’unica soluzione di 310 euro), semestralmente (155 euro in due soluzioni), e trimestralmente (77,50 in quattro soluzioni), per mezzo della compolazione del bollettino postale.

Il 25% della somma di ogni sostegno a distanza e di ogni donazione in qualsivoglia forma, è trattenuta da Freedom Forever per la gestione di tutte le spese relative al mantenimento dell’associazione stessa e delle relative spese per il mantenimento di ogni progetto:burocrazia, spostamenti, diffusione ecc. fermo restando che, i volontari di Freedom Forever non ricevono compenso alcuno per la loro opera di volontari

I materiali. Ogni sei mesi circa chiederemo ai volontari di  Humanist Empowerment Programmes”, di fornirci per ogni adozione collettiva: pagella, foto e disegno dei bambini inseriti nel programma. Mentre a chi sostiene chiederemo : una lettera e una foto. Questo per far si che si possa parlare, davvero, di cooperazione internazionale, in cui ogni parte da il suo contributo per la riuscita finale di tutti i progetti

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